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Andrea Aldrighetti sommelier consulenza esperto vino vini e grappa grappe

1 Settembre 2012
Luce. Montalcino. Toscana.

Non sto a dirti della storia dell'azienda. Dell'intreccio di interessi di due potenti famiglie del vino, i Marchesi toscani De' Frescobaldi e i borghesi californiani Mondavi.
Dell'idea di coltivare il merlot nei terreni argillosi di Montalcino per mescolarlo all'indigeno sangiovese cresciuto sul galestro capace di dare vita all'illustre Brunello.
Del successo sui mercati esteri che ancora riscuote questo Supertuscan. 

Ti dico che Luce è un vino che non comprerei.


Non ché non sia buono, ma cento euro al ristorante, moneta-più-moneta-meno, mi sembrano tanti.

È un vino iconico, lussuoso, un commodity-wine comunque capace di interpretare e coniugare in bottiglia un'idea di esclusività, di stile, di alta moda, di Made in Italy. 
Tra i vini icona, è a buon mercato! Costa quasi la metà di Ornellaia, un terzo di Masseto, un quinto (anche meno) di uno dei cinque prestigiosi di Bordeaux. 

È un vino forzatamente internazionale. Il 50% delle bottiglie di Luce se le bevono gli americani, poi vengono i giapponesi, i russi, i cinesi, gli inglesi, gli svizzeri. Parliamo di 100.000 bottiglie l'anno all'incirca.

È un vino che nelle riviste patinate di settore, i punteggi di una degustazione verticale cominciano dove finisce il tabellone della tombola (89! 90!) e passano tranquillamente oltre (92! 94!). 


È un vino lontano dal cuore degli eno-appassionati, integralisti del terroir, presi come sono a creare ed adorare ciclicamente nuove Vergini autoctone.

Però. Però è un vino sincero, onesto nel suo progetto. È accomodante. Piacevole. Piacente. Persino fascinoso per qualcuno. Sicuramente rassicurante per chi già lo conosce.

Ho assaggiato tre annate considerate buone o ottime a Montalcino.

Luce 2001.
E' scuro, sa di frutti in confettura, di cioccolato, di ciliegia liquorosa, fave di cacao, tostature che al passare dei minuti virano al... pop corn. In bocca entra morbido, cremoso per poi asciugarsi per la forza di un tannino polveroso, pur senza chiudere amaro.

Luce 2004.
Parte leggermente velato per poi aprirsi con profumi di ciliegia nera, di fiori appassiti, di tabacco dolce e vaniglia. Molto morbido, rotondo, con corpo snello dalla tessitura "scioglievole", tannino dolce e risolto e beva fresca, succosa, "poco impegnativa". Appare quasi diluito rispetto agli altri due campioni.

Luce 2006.
E' denso e ricco già alla vista. Il colore è impenetrabile, al naso è balsamico, leggermente vegetale, sa di ribes nero, liquirizia e cioccolato, mentre in bocca risulta carnoso, fitto, molto caldo. "Bold & chunky" direbbero oltreoceano. Un vinone con tanta materia che probabilmente ripercorrerà la strada dell'annata 2001.

Luce e i suoi simili Supertuscan sono vini oggi fuori moda in Italia. Abbandonati dalla critica e dalle Guide che fino a pochi anni fa li incensavano mentre ora li tacciono di scarso appeal e poche emozioni. La stessa critica che oggi si fa irretire unicamente da vini rossi pallidi, magri, acidi e scorbutici.

Così va il mondo del vino.

 

Tenuta Luce della Vite
Località Castelgiocondo
53024 Montalcino

www.lucedellavite.com

 

[foto: Enophilia] 

 

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