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Andrea Aldrighetti sommelier consulenza esperto vino vini e grappa grappe

27 Novembre 2010
"Madame, mi consenta..." Mini-verticale di Madame Martis, un Trentodoc capace di farsi notare.

Il Trentodoc è sempre alla ricerca del suo quarto di nobiltà, pressato com’è dagli aggressivi vicini della borghese Franciacorta (i numeri cominciano a stare dalla loro per bottiglie prodotte, per numero di aziende ma anche per fama e riconoscibilità nel consumatore medio) e dal Prosecco che con il suo fiero fare operaio nel mondo delle bollicine ruba spazio alle eccellenze del metodo classico.

Maso Martis nasce come azienda spumantistica venti anni fa, molto prima che la D.O.C. Trento venisse fatta marchio e scritta Trentodoc. Madame Martis è la cuvée millesimata di punta, una piccola rarità proposta in poche centinaia di bottiglie ogni anno.

In occasione del Merano Wine Festival i bravissimi e orgogliosi Roberta e Antonio Stelzer, proprietari e vignaioli di Maso Martis, hanno offerto a giornalisti, clienti e semplici appassionati la possibilità di degustare le (rare) bottiglie di Madame Martis delle tre annate fin qui prodotte e commercializzate.

Madame Martis Trento Brut Riserva Rare Vintage, annate 2001 – 2000 – 1999.

Tre vini diversi, figli dell’annata di cui esprime i pregi e i difetti, quasi a subirla. La produzione è di solo 500 bottiglie numerate per ogni vendemmia, lo stile volutamente tropicale e morbido tipico della maison. La cuvée è composta dal 70% di Pinot nero, il 25% di Chardonnay fermentato e affinato in legno non nuovo fino al tirage e un 5% di Pinot meunier.

Madame 1999 è sboccato da quasi due anni e mezzo. Al naso è intenso, dolce, fine, con sentori tropicali e agrumati (moscato), di crème brûlée e zucchero a velo. Leggere nella scheda tecnica che il vino raggiunge ben il 14% di alcol può condizionare, infatti al palato è caldo e alcolico ma mantiene un buon equilibrio, è rinfrescato da una sensazione salina che aiuta a “dissipare” il calore in eccesso. Cremoso e di grande struttura, piace il finale asciutto, pulito. Da portare a tavola, piacerà a tutti.

Madame 2000 a dire di chi l’ha prodotto soffre di un’annata calda, la vendemmia ha portato in cantina uve con acidità mediamente più bassa del solito. Il naso è pieno, con note di miele scuro, frutta gialla matura, mela e tropicale. In bocca è largo, grasso, di minore freschezza delle due annate vicine e con una beva meno facile. È caldo, asciutto, pastoso, riscaldandosi ne esce una leggera nota ossidativa-alcolica che ricorda lo sherry fino. Da non dimenticare in cantina e da bere comodi sul divano.

Madame 2001 riporta alla mente la prima annata ma ne prende il posto nella classifica finale di preferenza. L’annata è fresca, acidità e alcol sono da vero metodo classico. Lievito, briosche, bacello di vaniglia, confetto, miele d’acacia, piccoli frutti rossi acerbi, una punta di minerale. Biscotto friabile, nocciola e fumé col crescere della temperatura. Salino e fresco, ha una fine sensazione di tannicità al palato, una struttura importante ed equilibrio, finale secco e lungo. A tavola potrebbe monopolizzare l’attenzione dei bevitori assidui di bollicine.

Il prezzo di questa rarità non è piccolo, l'annata 1999 la si può trovare ancora in vendita qui.

 

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