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Andrea Aldrighetti sommelier consulenza esperto vino vini e grappa grappe

3 Settembre 2013
Addio Zeremia, Re contadino del Groppello di Revò.

Ogni vino di territorio, per quanto piccolo (il territorio) o poco mediatico, ha un suo produttore di riferimento, spesso un vignaiolo tenace che non cede alle mode e lotta per salvaguardare l'identità della sua denominazione, del gusto del suo vino, delle sue vigne. 

 

Il Trentino con la scomparsa di Augusto Zadra, vignaiolo della Val di Non, padre putativo del Groppello di Revò, perde un lottatore e un esempio per tanti altri vignaioli d'Italia.

 

Nereo Pederzolli, giornalista amico di Augusto e moderno cantastorie del mondo agricolo trentino, lo saluta cosi:

 

"Ciao, Zeremia

Aspro, in tutto. Proprio come il suo vino. Che ti prende con grinta, ma subito rincuora, apre ai buoni pensieri. E' il fascino della schiettezza. Di quella semplicità che solo gli uomini saggi riescono a trasmettere. Indipendentemente se la discussione verte su questioni di vite o di vita. Perché il legame è sempre saldo. Specialmente se la medesima persona coltiva la vite anzitutto per inseguire i suoi sogni. Ecco, Augusto Zadra era uno di questi. Un vignaiolo sagace, totalmente autodidatta. Recuperava il passato, le sue radici saldamente nonese, per rilanciare quell’arcaico rito dell’omaggio alla terra.

Lo faceva a suo modo. Caparbio, senza mezze misure. Del resto è stato lui il primo a coinvolgere i biologi della Fondazione Mach nello studio del “suo” Groppello. Vite difficile, origine avvolta nel mistero. Che neppure il DNA è riuscito completamente a svelare. Così lui, per tutti “el Zeremia”, è diventato l’Uomo del Groppello. Ovviamente quello di Revò.

Mai come in questo caso il territorio marca il vitigno. Questione di terreni – quelli sulla sponda solatia del lago di Santa Giustina – ma anche merito di pratiche agronomiche che bandiscono la chimica, recuperano l’equilibrio, la vigoria e l’intrinseca forza della vite semiselvatica. 

Augusto era orgoglioso di aver contribuito a tener viva la memoria enoica di una valle dove le golden cercano di cancellare storie di vino, fatiche, piaceri, speranze di schiere di vignaioli veraci. Lo faceva a tutto campo. E a modo suo. Inconfondibile. Piantava ortaggi disparati, trasformava frutta, imbandiva rustiche tavolate, contava pure di raccogliere banane vicino casa. 

Per condividere progetti, fraternizzare ogni raccolto. Non solo nella sua valle. 

Era in prima fila al Salone del Gusto di Torino, a Terra Madre, scambiando parole nella babele dei custodi della biodiversità. Non importava razza o tipologia di prodotto. L’importante era esserci. Presenza e schietta partecipazione. A fiere, incontri di Slow Food, rassegne folkloristiche, coscritti compresi. Sempre con il Groppello sugli scudi. Proposto a Londra, pure a New York e sulle tavole della condivisione, dove il vino è mito oltre che rito.

Il suo vigneto è l’archetipo di come una valle possa tramandare i valori, la sapienza dei contadini. Dar speranza, stimolare a nuove sfide. Anche se sono minoritarie, apparentemente insignificanti.

Se ne và alla vigilia della vendemmia. Consegnando ai giovani, a quanti ancora credono nell’autenticità della vite, il sogno di un Groppello di Revò sempre più identitario. Aspro, d'accordo. Ma vero. Come lo era “el Zeremia”."

 

[foto: Enophilia]

 

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